Riforma della cittadinanza, opposizioni sempre contrarie

La discussione in Senato sulla riforma della cittadinanza italiana continua: unica favorevole Manuele Repetti mentre Calderoli, Quagliariello, Gasparri e Scilipoti hanno espresso forti critiche

La discussione in Senato sul disegno di legge che, se approvato, modificherà le norme sulla cittadinanza previste dalla legge 91/1992 è proseguita mercoledì 3 febbraio con gli interventi di alcuni esponenti delle opposizioni, quasi tutti uniti anche se con sfumature diverse nel contestare le modifiche previste.

Roberto Calderoli (Lega Nord-Autonomie) ha posto l’accento su quelle che considera incongruenze nel testo, cominciando dall’applicazione dello ‘ius soli’ che già oggi attribuisce la cittadinanza a tutti i bambini nati sul territorio italiano se entrambi i genitori siano ignoti o apolidi, oppure se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono.

L’incongruenza sta nel fatto che sono sempre più frequenti i casi di minori accompagnati in Italia solo dalla madre, mentre ci sono stati come il Marocco o Cuba nei quali la cittadinanza viene trasmessa solo dal padre.

E poi come considerare i minori che arrivano non accompagnati e privi di documenti? Devono essere equiparati ai figli di genitori ignoti? Inoltre anche per lo ‘ius soli’ andrebbe prevista la verifica della conoscenza della lingua italiane e il conseguimento di un titolo di studio in Italia.

Secondo Manuela Repetti (Alleanza LiberalPopolare) invece la norma che regola la cittadinanza è ormai superata e vede di buon occhio l’introduzione dello ius culturae accanto allo ius soli per i minori stranieri che frequentano le scuole italiane perché la cultura è un eccellente strumento di integrazione. Certamente però il, fenomeno migratorio va regolamentato cercando la piena integrazione degli stranieri che vivono stabilmente in Italia.

Più prudente invece Gaetano Quagliariello (Grandi Autonomie e Libertà) che indica come criterio fondamentale la piena integrazione e critica alcuni passi essenziali della riforma della cittadinanza : è inaccettabile che sia il genitore a richiedere la cittadinanza in favore del figlio minore perché si tratta di un diritto personale e servirebbe una richiesta di conferma esplicita della volontà di conservare lo status acquisito una volta maggiorenne, nonché l’obbligo di una effettiva convivenza del minore con la persona che presenta richiesta. Inoltre dallo ‘ius culturae’ dovrebbero essere esclusi i corsi di formazione professionale che in passato hanno dato vita a casi di illegalità.

Assolutamente contrario è anche Maurizio Gasparri (Forza Italia) che fa un paragone con il resto d’Europa: in Germania e Francia si sta ridiscutendo il modello di integrazione, Svezia e Danimarca hanno già cancellato gli accordi di Schengen aumentando i controlli alle frontiere e anche in Gran Bretagna siamo prossimi ad un referendum sulla permanenza nell’Unione europea, legato anche alla imposizione delle misure sui flussi migratori.

La riforma italiana invece rischia di richiamare in Italia un numero troppo elevato di immigrati, mentre la norma attuale è già sufficientemente equilibrata. Piuttosto andrebbero previsti strumenti destinati a verificare se chi richiede la cittadinanza condivida realmente i valori della comunità della quale vuole far parte.

Posizione condivisa dal senatore Scilipoti, ancora per Forza Italia, che sottolinea come il senso di appartenenza ad una comunità non possa essere creato per legge ma serva una reale integrazione.

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Ius soli e cittadinanza sportiva

Ius soli e cittadinanza sportiva. Approvate le stesse regole per i figli degli stranieri.

E’ in data 14 gennaio 2016 che il Senato ha approvato in maniera definitiva, con i voti di tutte le forze politiche, ad esclusione di Lega Nord, le “Disposizioni per favorire l’integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l’ammissione nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate o agli enti di promozione sportiva”.

Non si tratta altro che di una legge che una volta approvata, mette un punto definitivo in materia di discriminazione attuata fino ad ora nei confronti di giovani atleti che pur essendo nati e cresciuti in Italia, sono però figli di stranieri.

Definito appunto come lo Ius soli sportivo, questa legge, che prevede il tesseramento degli stessi giovani con le stesse regole che valgono per i ragazzi italiani, cambia le regole fin ora vigenti con un solo articolo, chiaramente espresso nel testo che dice così: “I minori di anni diciotto che non sono cittadini italiani e che risultano regolarmente residenti nel territorio italiano almeno dal compimento del decimo anno di età possono essere tesserati presso società sportive appartenenti alle federazioni nazionali o alle discipline associate o presso associazioni ed enti di promozione sportiva con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani.

Ma si può anche affermare che, nonostante il limite di età posto, riescono ancora a rientrare nella legge, e quindi a godere degli stesi diritti anche i ragazzi che pur essendo già in possesso della maggiore età, abbiano chiesto di diventare cittadini italiani a tutti gli effetti.

Come recita ancora il testo della stessa legge infatti, “Il tesseramento resta valido, dopo il compimento del diciottesimo anno di età, fino al completamento delle procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei soggetti che, ricorrendo i presupposti di cui alla legge 5 febbraio 1992, n.91, hanno presentato tale richiesta”.

A presentare la nuova legge di cittadinanza (ius soli sportivo) in Aula è stata la canoista azzurra senatrice del Pd e pluricampionessa olimpionica, Josefa Idem, che ha anche affermato come per lei questa approvazione risulti essere un vero e proprio atto di riconoscimento allo sport nonché un compiacimento per i tantissimi sacrifici che sono stati negli anni affrontati da tutti coloro che si sono impegnati a promuovere i veri valori sportivi. Gli stessi sentimenti sono anche stati espressi dall’olimpionica del fioretto Valentina Vezzali.

Un vero e proprio provvedimento di civiltà quello che è stato confermato in Senato, che è solo un piccolissimo passo che porta però con sé uno dei più grandi valori a livello sociale, ovvero l’uguaglianza di tutti i bambini.

Approfondimenti : Sport e cittadinanza